L’osteoartrosi è una patologia che affligge circa il 10% della popolazione adulta generale e il 50% delle persone con età superiore ai 60 anni.

Volendo definire la patologia artrosica si può descrivere come una affezione degenerativa cronica a carico delle strutture ossee e delle componenti articolari (cartilagine, sinovia, capsula);  inoltre sono frequenti fenomeni flogistici a livello delle articolazioni colpite. Caratteristicamente l’artrosi comporta perdita della cartilagine ialina associata a reazione sub-condrale che porta ad una fibrillazione della cartilagine, con proliferazione condrocitaria e formazione di agglomerati cellulari. Questi processi, uniti all’aumentato afflusso sanguigno nell’osso subcondrale con incremento secondario della pressione ossea e relativa sclerosi, concorrono alla produzione di formazioni cistiche ed osteofitosiche marginali[1].

L’osteoartrosi (OA) è caratterizzata da dolore, infiammazione e rigidità articolari, come risultante di un interessamento della cartilagine articolare, dell’osso sottostante e dei tessuti molli[2]. Tale patologia determina in genere in un’importante disabilità per chi ne è affetto ed ha un notevole impatto sulla qualità di vita di decine di milioni di persone e sui costi che l’assistenza sanitaria è chiamata a sostenere[3].

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che globalmente il 25% degli adulti al di sopra dei 25 anni soffra di dolore e disabilità associati con questa malattia[4]. Ogni gruppo di età, maggiore di 18 anni, può esserne interessato, ma la prevalenza di questa malattia cresce in modo esponenziale con l’aumento del retaggio anagrafico[5] [6] [7] [8] . Oltre all’età, un altro fattore determinante per l’insorgenza e la progressione dell’OA è certamente il sesso, difatti si riscontrano significative differenze di dati tra uomini e donne[9]. In particolare, l’incidenza di OA è maggiore tra i 40 e i 50 anni, risultando tuttavia più precoce l’esordio nella donna[10]. Considerando la crescente longevità della popolazione e la minore tolleranza, individuale e della società moderna, nei confronti di una disabilità che riduce i livelli di attività e di produttività, la problematica dell’OA assume connotati ancora più gravosi [11] [12]. In tale ottica, l’Italia è particolarmente interessata nel rendere efficiente i sistemi di prevenzione e cura dell’OA dal momento che, secondo le stime dell’OMS, dal 2020 l’Italia sarà “il più vecchio” Paese al mondo[13]. La ricerca scientifica negli anni ha dimostrato che la causa dell’OA è senza dubbio multifattoriale, difatti, oltre a sesso ed età, anche il peso costituisce un importante fattore di rischio[14] [15] [16], sia per un meccanismo di sovraccarico sia perché l’obesità è associata a varie alterazioni del metabolismo [17] [18].

Negli USA, circa 43.000.000 di persone si stima siano affette da OA, un numero che è destinato a salire, stando alle previsioni, a circa 60.000.000 dal 2020 [19], interessando il 18,2% della popolazione [20]. In Spagna, uno studio condotto per conto della Sociedad Española de Reumatologia ha dimostrato che il 50,7% degli impedimenti al lavoro era dovuto ad affezioni muscolo-scheletriche [21]; un secondo progetto di ricerca, del 1990, condotto su circa 2000 individui, trovò che il 12,7% degli intervistati riportava qualche forma di affezione reumatica (tale percentuale saliva al 25,7% per i soggetti di età maggiore ai 60 anni), e tra questi il 43% soffriva di OA.

L’OA può essere a carico di qualsiasi articolazione, tuttavia in ambito clinico le regioni maggiormente trattate risultano essere: ginocchio (gonartrosi), articolazioni vertebrali (spondilo artrosi), anca (coxoartrosi), spalla, mano e piede.

Una peculiare patologia osteoartrosica è la sindrome faccettale che interessa le faccette vertebrali. Nella fattispecie, le faccette vertebrali contraggono rapporti con i medesimi elementi dei livelli soprastanti e sottostanti, costituendo piccole articolazioni sinoviali localizzate nella parte posteriore delle vertebre che permettono al rachide di eseguire movimenti di flessione, estensione e rotazione. In particolare, questi giunti sono coperti di cartilagine, hanno una capsula articolare e contengono liquido sinoviale, il fluido lubrificante che riduce l’attrito tra le superfici delle ossa, si muove e nutre la cartilagine. La patologia faccettale è dovuta ad un’instabilità segmentale, sinovite e artrite degenerativa. I segni della sindrome sono dolore paralombare, dolore all’iperestensione, assenza di deficit neurologici focali, assenza di segni di tensione radicolare, dell’anca, della natica o mal di schiena, quando si solleva la gamba in estensione.  [22] [23] [24] [25] [26]

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