In letteratura sono presenti numerosissimi articoli che riportano l’efficacia della terapia con ossigeno ozono nella patologia degenerativa del rachide. Si è partiti infatti dai primi articoli degli anni ’80 quando si procedeva all’infiltrazione intrarticolare TC-guidata di steroidi nella patologia degenerativa del rachide, per arrivare 10 anni dopo ai primi studi riguardanti la terapia discale con ozono.

La letturatura continua a mantenere un forte interesse per questa terapia “mininvasiva” nel trattamento del dolore lombare e nel 2010 viene proposta una metanalisi sulla sicurezza e l’efficacia della terapia ossigeno/ozono nel trattamento delle ernie discali.

Le conclusioni di questa metanalisi, che analizza i risultati di 12 studi, indicano che il miglioramento della sintomatologia algica del paziente e il recupero della funzionalità è impressionante in una popolazione davvero ampia (età compresa 13-94 anni), con tutti i tipi di ernia del disco.

Vien inoltre sottolineato come gli esiti in termini di dolore e funzionalità sono simili ai risultati dei trattamenti chirurgici, ma la percentuale di complicanze è molto più bassa (<0.1%)  e il tempo di recupero è significativamente più breve [tab1].

[tab1]: Table 6 Summary of Oxygen/Ozone Treatmet Complications from Literature Search

imm-ozono

 

 

 

 

Da questi presupposti possiamo dedurre che il mondo scientifico è concorde nell’affermare l’efficacia  e la sicurezza dell’ossigeno-ozonoterapia nella patologia degenerativa del rachide ed in particolare nella patologia discale, nelle compressioni radicolari e nell’artrosi faccettale.

La comunità scientifica concorda sulla necessità, nel caso di infiltrazioni della colonna, di una puntura TC guidata, tuttavia l’analisi sistematica degli articoli scientifici ha messo in evidenza la diversità con cui questa tecnica infiltrativa viene eseguita.

Abbiamo infatti riscontrato una grande varietà in quello che riguarda la selezione del paziente, il tipo di aghi utilizzati, il tipo di farmaci da somministrare e le quantità, l’approccio al disco erniario-faccette articolari- spazio periradicolare- paragangliari, l’analisi della risposta del dolore del paziente.

Stesso discorso è possibile farlo per le infiltrazioni  articolari, in cui tuttavia anche il ricorso alla tecnica di imaging ecografico non sempre è concorde.

Da queste considerazioni è nata l’idea di proporre un sistema informatico in cui le diverse esperienze dei centri di riferimento delle infiltrazioni (e l’ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina come capofila) vengano standardizzate.

Il sistema informatico “Si infiltra” vuole quindi uniformare queste tecniche mininvasive creando una sua banca dati (patologie trattate, tecniche infiltrative, materiale scientifico, centri di riferimento).

Ogni centro che aderirà potrà, secondo le linee guida da noi proposte, creare una propria casistica ed una propria esperienza che servirà per comprendere il gold-standard.

Parallelamente alla creazione del sistema informatico vogliamo creare un sito che si proponga come piattaforma telematica per la standardizzazione delle tecniche (IGIT)  e la gestione on-line del trattamento infiltrativo; sempre sul nostro sito sarà visualizzabile la rete nazionale con i centri di riferimento che saranno certificati come “si-infiltra”.

DOLORE RADICOLARE: perché?

La patogenesi del dolore radicolare è spiegata dal fatto che il disco erniato meccanicamente comprime la radice nervosa che si deforma e determina una degenerazione del rivestimento mielico. Inoltre il prolungato effetto pressorio sulla radice induce un vero e proprio insulto ischemico, legato all’alterazione del microcircolo arterioso  e soprattutto al blocco del ritorno venoso, con conseguente imbibizione edemigena della radice stessa, che aumenta di volume. All’effetto compressivo della radice si associano sia una reazione infiammatoria cellulomediata che una non immuno-mediata, secondaria a fattori bioumorali locali.

Cosa fa e cos’è l’ozono:

La miscela di ossigeno-ozono mostra diversi effetti nella patologia degenerativa del rachide; innanzitutto determina una riduzione volumetrica del disco intersomatico.

Questo effetto dell’ozono sui dischi intersomatici è stato dimostrato sperimentalmente nel coniglio e nell’uomo; si è potuto infatti evidenziare istopatologicamente che i dischi intersomatici trattati con ossigeno-ozono mostrano disidratazione della matrice fibrillare del nucleo polposo, la formazione di vacuoli, e la frammentazione del collagene. Dal punto di vista chimo questo si spiega in quanto l’ozono (O3) è una forma instabile  dell’ossigeno che tende a reagire con i proteoglicani del nucleo polposo del disco intersomatico determinando la perdita di acqua dello stesso e quindi la sua disidratazione, questo porta ad una riduzione volumetrica del disco e quindi alla riduzione diretta della compressione sulla radice.

Inoltre la riduzione del volume del disco determina a sua volta una riduzione dell’edema della radice compressa dalla protrusione/ernia discale, e della stasi venosa e arresta il processo di demielinizzazione.

Il secondo effetto della miscela di ossigeno-ozono è quello analgesico e antinfiammatorio.

L’ozono infatti, inibisce la sintesi e il rilascio di prostaglandine , bradichinina e varie molecole algogeniche. Inoltre l’ozono  aumenta il rilascio di antagonisti delle citochine proinfiammatorie.

Questo secondo effetto determina chimicamente una riduzione della patologia infiammatoria radicolare. L’ effetto chimico dell’ozono sulla patologia infiammatoria radicolare può anche spiegare l’efficacia clinica delle infiltrazioni intraforaminale O2 -O3.
L’efficacia riferita della procedura è promettente, con successo clinico nel 70 % -80 % dei pazienti.  Infine moltissimi studi concordano nell’affermare che l’iniezione combinata di uno steroide e un anestetico locale oltre alla miscela gassosa O2 – O3 è più efficace dell’iniezione della sola miscela O2 – O3.

Patologia delle ‘faccette articolari’

La patologia faccettale è dovuta ad un’instabilità segmentale, sinovite e artrite degenerativa.

I segni della sindrome sono dolore paralombare; dolore all’iperestensione; assenza di deficit neurologici focali; assenza di segni di tensione radicolare,  dell’anca, della natica o mal di schiena quando una gamba dritta è sollevata.

L’iniezione di un anestetico locale influisce sulle fibre nocicettive all’interno della membrana sinoviale, mentre  l’iniezione intracapsulare dei corticosteroidi riduce l’infiammazione della sinovia.

La redazione di Si-Infiltra.com – staff@si-infiltra.com